La religione di un ateo

eviltubbieskl1.jpgQuello che scrivo è personale. Personalissimo. Tempo fa mi posi una domanda semplice e diretta. Tanto diretta da far male. “Ma tu credi in dio?”. La risposta fu ancora più semplice. “No”. Come la maggior parte degli italiani ho una formazione cattolica. Fino a quel momento (avrò avuto 14 anni) dio era una cosa scontata, stava li. La mia formazione cattolica fece si che vivessi il mio non essere “con” dio come un essere “contro” dio. Come una colpa. Riuscii a non cresimarmi (non facile in una scuola diretta dai padri somaschi ) e a maturare il mio essere ateo. Ora, che di anni ne ho 31, la mia visione del mondo è strettamente legata al mio credo. Io so che l’eternità esiste ed è fatta di particelle subatomiche. Io ero Big Bang e quando il sole si spegnerà sarò ancora presente. La mia materia è eterna. Non ho memoria diretta del mio immenso passato e non avrò coscienza del mio futuro infinito. Ma ci sarò. Quando morirò i miei fluidi entreranno nel ciclo delle acque e la mia materia sarà nutrimento per la terra. La gente, i miei figli, i miei nipoti, gli animali e le piante si nutriranno e disseteranno di me. Questa, per me, è la comunione. Io mi sono nutrito e dissetato di tutto ciò che mi ha preceduto e che fa parte di me. Tutto ciò che è, è stato e  sarà fa parte della stessa materia originale. Questo è il motivo per cui sò che tutti gli uomini sono uguali e che tutto va rispettato. La mia vita è una e per questo è sacra. Non c’è la rivincita. Prima di morire tirerò le somme e se avrò fatto più bene che male quell’istante sarà il mio paradiso. Altrimenti sarà inferno. Per questo il mio modesto obiettivo nella vita è migliorare, anche solo di pochissimo, il mondo in cui vivo. Procreare, dare vita ad un essere, questo è immenso. Questa è la mia genesi.

Io non ho nessun disprezzo per la religione. Non più da molto tempo. Anzi mi sono trovato in momenti in cui credere nell’anima immortale mi avrebbe consolato infinitamente. Mi avrebbe aiutato, ma sarebbe stato oppio. Solo oppio.

La gente muore, soffre, patisce pene immense. Capisco che sia facile, o addirittura necessario, cercare aiuto in una vita eterna, fatta di quiete e pace. Ma non è così e per questo bisogna fare, provarci almento.

Un piccolo aneddoto su come (con tutto il rispetto che posso) vede la religione uno che non crede.

Tempo fa, ero ad Amsterdam con un mio caro amico. Stavamo guardando un documentario in olandese su tale padre Rodrigo. Niente da dire sull’uomo, era un missionario che portava pane e cristo ad alcune tribù amazzoniche animiste. Ricordo che era vestito con tutti i paramenti bianchi e dorati e che, con le braccia allargate, stava in piedi su una specie di feluca. Ricordo esattamente gli indigeni che guardavano quest’essere totalmente fuori posto e ridevano come matti. Se avessero saputo quante persone sono morte e tuttora muoiono per paramenti simili a quelli non avrebbero certo riso.

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~ di Andrea su gennaio 6, 2008.

15 Risposte to “La religione di un ateo”

  1. E’ molto interessante e affascinante la tua tua visione del nostro esistere infinito nel tempo.
    Per quanto mi riguarda, io sono attratta dalle filosofie orientali.
    Neanch’io disprezzo la religione, nessuna religione, ma non mi piacciono i comportamenti delle persone fanatiche e bigotte.
    Una considerazione sull’ultima parte del post.
    I missionari dovrebbero limitarsi a portare pane.
    Lasciamo ad ognuno il diritto alla propria cultura e alla propria fede

  2. Quoto Franca soprattutto sulla seconda parte ed aggiungerei che dovrebbero portare pane in abiti che fossero meno “esotici” per quei luoghi.

    Dovrebbero semplicemente portare amore ed aiuti senza avere addosso la loro “divisa”.

    Siamo Universo, o parte di esso, e tale torneremo. Mi piace questa visione, io penso che torneremo energia perchè è quello che noi siamo in fondo.

  3. Anch’io ero qua per lasciare scritto più o meno quello che ha scritto Franca (la mamma!).
    Quello che pensi lo condivido in pieno ed è certo che ci vuole coraggio a rinunciare a quella consolazione (altro non è), forse la mia idea non è strutturata come la tua, anche per questo la tua riflessione è ancora più interessante. Prima di leggerti ero solo convinta che religione e scienza, ora separate, un giorno (migliore) sarebbero andate a coincidere, più o meno il concetto generale del tuo specifico.
    D’accordo sopra anche per la storia del missionario. La fame nel mondo è cominciata per aver costretto popolazioni che si basavano su microeconomie di sussistenza ad adottare le nostre (che dovevamo sfruttarli), lo stesso discorso si può applicare per l’ambito culturale. Siamo una cultura che tutto fagocita, distrugge, digerisce. Un mostro spaventoso per la vera ricchezza dell’uomo: la diversità.

  4. @guccia: quello che dici (sulla cultura che ingoia e fagocita) mi fa immediatamente pensare alla due logiche, antropofagica e antropoemica, con cui ci rapportiamo all’Altro. Nel primo caso, come dici tu, lo vogliamo assmiliare (mangiare, digerire) per renderlo parte di noi, uguale a noi. Nel secondo, lo vogliamo espellere (vomitare), per allontanarlo da noi. Assmilare, o negare. Nessuna delle due è una soluzione.
    Scusa andrea per la mia incursione, sai che da malata sono ancora più pesante :)
    (torna presto dai)

  5. Ciao, abbiamo la stessa eta’ e non mi sono mai posta questa domanda..No anzi non proprio, diciamo che mi e’ stato chiesto e ho dato una risposta nemmeno troppo piena di riflessioni. Sono cattolica di educazione come un’altissima percentuale di italiani. Non posso defimirmi atea, ma a volte pesno che se fossi meno pigra in certe riflessioni forse non andrei molto lontana dal tuo pensiero…

  6. E’ bellissimo che tu condivida le tue riflessioni in maniera così pacata e schietta. Io lo apprezzo moltissimo, e le trovo anche molto interessanti.

    Zion

    ps grazie per avermi linkata :)

  7. Io sono agnostico e soffro tantissimo perchè sento che non c’è alcun Dio.
    Questa è la cosa più sincera e diretta che mi viene da dire.
    Beninteso: se non fossi agnostico, forse sarei una persona diversa. E io mi piaccio così come sono. Ma dietro ogni ateo o agnostico c’è un grande dolore latente e insedabile.

  8. @Franca “dovrebbero limitarsi a portare pane” quoto totalmente
    @Daniele Sono anch’io convinto che, come si conserva la nostra materia, lo stesso vale per la nostra energia.
    @Guccia La nostra vera ricchezza è la diversità. Parole sante.
    @Valentina Pensa alla salute!!
    @Carlotta Anche io sono pigro, ma ho troppe cose da fare quindi non posso esercitare :))
    @Zion Grazie ( ho letto il tuo post sull’essere agnostica, bellissimo)
    @GG Forse perchè è un tema che ho lungamente approfondito negli ultimi anni ma, credimi, non ne soffro più.

    @Tutti Grazie per i vostri commenti a questo post, ci tenevo.

  9. Grazie Vale, anche il tuo di pensiero è decisamente più strutturato del mio ;)
    Molto interessante…

  10. Se credo in Dio? in effetti è una domanda interessante… la mia risposta credo che sarebbe la seguente: Ormai non mi interessa più. Non me ne frega nulla se c’è un Dio oppure no. Spero per lui che non esista, perché altrimenti avremo un bel pò da discutere quando ci incontreremo. Pure io non disprezzo chi crede, anzi li stimo se sono veri credenti… Ma il problema è che oggi i VERI credenti sono pochi. la maggior parte sono pecore bigotte che “fingono” di essere credenti solo per abitudine a non usare la propria testa.

  11. @QueerZone “Spero per lui che non esista, perché altrimenti avremo un bel pò da discutere quando ci incontreremo”. Questo è vangelo. Quoto in pieno.

  12. Scusate l’intrusione tardiva, avevo da fare e non mi garba essere superficiale.
    Primo. Per me non esiste la certezza che Dio esiste, ma neppure quella che non esiste. Diciamo che la penso (grossomodo, molto grossomodo) come Pascal, il filosofo francese secondo cui vale comunque la pena di scommettere sul fatto che Dio ci sia.
    Secondo: considerio la fede in Dio un dono.
    Terzo: rispetto tutte le religioni, ma sono cristano di rito cattolico. Devo molto alla chiesa di cui faccio parte e se sono ciò che sono (nel male, ma anche nel bene) lo devo a molte persone che ho incontrato in parrocchia, all’oratorio.
    Quarto: credo nella distinzione tra laicità e fede religiosa (in questo il mio modello è De Gasperi, un uomo pio, che tuttavia seppe distinguere i due piani, al punto da non essere ricevuto dal papa Pio XII)
    Quinto: gli estremismi e i fondamentalismi non mi piacciono, da qualsiasi parte provengano
    Sesto: a volte vorrei che la chiesa fosse giudicata non solo per i torti (che possono essere molti, come ogni vicenda umana) ma anche per i meriti. Nella sostanza, penso che senza le religioni, senza il senso del sacro, senza la speranza nel divino, il nostro sarebbe un mondo peggiore.
    Settimo: mi affascinano i punti comuni tra le varie religioni e soprattutto il dialogo interreligioso.
    Ottavo: non ho certezze, ma neppure vergogna dei miei convincimenti.
    Nono: sono sempre disposto a cambiare idea, purché gli argomenti non siano i soliti e triti luoghi comuni
    Decimo: ho fatto una gran fatica ad arrivare fino a qua, ma mi piaceva arrivare fino al dieci e i comandamenti non centrano :-)

  13. @Giorgio Come ho scritto anche nel post, in fondo, invidio chi ha fede.
    Rispondo a punti che è più facile :)
    1 / 2 massimo rispetto
    3 sono pienamente con te. Rispetto e dialogo.
    4 per me la divisione deve essere completa
    5 accordo totale
    6 Concordo pienamente sul fatto che ormai la visione laica è miope di fronte a quanto di buono c’è nella chiesa e a quanto è stato fatto. E’ però anche vero che la chiesa è molto tentennante sull’autocritica. In certi casi impiega secoli prima di ammettere colpe.
    7 sono sempre dalla parte del dialogo
    8 massimo rispetto
    9 “la coerenza è l’ultimo rifugio delle persone prive d’immaginazione” O. Wilde
    10 disaccordo totale :D
    P.S. scusa il momento in cui ti ho chiesto l’opinione su questo post. Non conoscevo la situazione . Quando ho capito cosa stava succedendo mi sono sentito un verme.

  14. Andrea! Perché ti sei sentito un verme? Che tu abbia chiesto proprio a me un’opinione su questo post è stata, in momenti oscuri, un vero raggio di sole. Nei tempi attuali, in cui tutti vogliono dire la loro e generalmente se ne fregano dei pensieri altrui, sapere che c’è qualcuno non soltanto disposto ad ascoltare, ma che ti chiede persino un parere, è una rara e preziosa consolazione.
    Comunque sia, aggiungo una postilla, che avrei preferito tenere per me, ma tu sei una persona generosa e con qualche sforzo la tirerò fuori.
    Quando mio padre ha capito che doveva morire, non l’ha presa bene, ma neppure male, nel senso che non si è mai disperato e la paura, che certo provava, riusciva a tenerla per se, senza ostentarla. Ho avuto anche la fortuna di parlare con lui, uomo di una fede semplice, su ciò che potrebbe esserci dopo la vita, ma mentre io mi ci aggrappavo con convinta certezza, lui era incredulo, come se dopo non ci fosse niente. Il modo con cui ha affrontato i giorni finali, tuttavia, era identico a quello che per settant’anni ha dimostrato in vita, anche nel rapporto con la fede. Non era perciò un’abitudine la sua, bensì presenza reale. Credo che anche da ciò derivi la serenità che ha dimostrato. Non se n’è andato come un devoto infervorato, nè come un pauroso materialista. Credo che anche senza conoscere Pascal abbia giocato fino la sua scommessa, sapendo che non aveva nulla da perdere. E non è una bestemmia se dico che, vederlo andarsene così, mi ha reso inutile anche la domanda se Dio esista o meno, anche se spero tanto sia vera la prima.
    In amicizia, Giorgio

  15. @Giorgio Posso solo ringraziarti per aver condiviso con me questo ricordo. E spero, quando toccherà a me, di avere la stessa dignità e serenità che ha dimostrato tuo padre.
    Grazie , quello che hai scritto è molto prezioso.

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